stress e benessere

18.08.2013 11:40

 

Appunti tratti dal documento stress e benessere.Giovanni Chetta 2008

Introduzione

E' evidente che un problema base della società moderna è lo stress cronico. Esso infatti sta

minacciando, in un crescendo inarrestabile, la salute e la qualità della vita dell'uomo in tutto il

mondo industrializzato. Le conseguenze sono innumerevoli problematiche, che vanno dai

disagi a patologie gravi, psichiche e/o fisiche.

L'unione mente-corpo è ormai unanimamente riconosciuta dopo le dimostrazioni scientifiche

della psiconeuroimmunologia. Mente e corpo, stati d'animo, pensiero, e reazioni fisiologiche

sono strettamente integrate e si condizionano a vicenda istante per istante. Benessere psichico

e benessere fisico sono due aspetti imprescindibili l'uno dall'altro.

"L'animale motorio uomo", col passare degli anni, subisce sempre più l'influenza della mente

consapevole, considerata erroneamente superiore. Essa in realtà spesso genera in noi, tramite

preconcetti, pregiudizi, convinzioni limitanti, condizionamenti ecc., circoli mentali viziosi in

grado di comportare, a lungo o breve termine, malesseri fisici oltre che psichici.

Oggi si sono sviluppate, grazie ai continui sviluppi delle neuroscienze, nuove psicoterapie e

"tecnologie mentali" nonchè programmi integrati di supporto, in grado di risolvere, anche in

tempi brevi, numerose problematiche psichiche portando a un aumento della consapevolezza e

del controllo sui propri stati d'animo e quindi sui comportamenti.

L'educazione mentale risulta parte integrante di qualunque programma di benessere.

 

Fu il neuroendocrinologo Hans Selye a fornire, nel 1936, la prima definizione scientifica dello

stress. Il termine era stato preso a prestito dall'ingegneria, che lo usava per indicare lo sforzo,

la tensione cui veniva sottoposto un materiale. Selye osservò che animali da esperimento

sottoposti a stimoli diversi manifestavano una sindrome comune caratterizzata da ipertrofia

corticosurrenale, atrofia del timo e delle ghiandole linfatiche e ulcere gastriche.

 

 

Selye cercò di stabilire una relazione tra lo stimolo esterno pericoloso o minaccioso (stressor) e la reazione

biologica interna dell’organismo (risposta o reazione da stress). Osservando i mammiferi, lo

studioso notò che rispondevano a stimoli di diversa natura con una reazione fisiologica molto

simile, caratterizzata dal comune stato di attivazione dell’asse ipotalamo-cortico-surrene, con

produzione e secrezioni di glucocorticoidi; ne concluse che lo stress è la risposta “strategica”

dell'organismo nell’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga

a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta

effettuata su di esso.

Lo stress quindi provoca una reazione fisiologica, reazione da stress, come risposta alle esigenze

causate dagli stimoli esterni (stressor), che mobilita le risorse disponibili al fine di produrre

una speciale energia, ad alto rendimento, definibile come “energia da stress”.

 

Il processo biochimico che sprigiona tale energia è una reazione naturale che necessariamente si ripete

nell’organismo, quotidianamente, tutte le volte che occorre. In altre parole, lo stress implica

un aumento di attività di funzioni naturali stimolate da determinati ormoni, in particolare

adrenalina, noradrenalina; corrisponde quindi a un’intensificazione della vitalità che consente

all’organismo di adattarsi e reagire al variare delle circostanze.

Per questo motivo, Hans Selye

identificò lo stress con l’energia di adattamento che sperimentiamo ogni giorno.

 

E’ bene chiarire subito che lo stress, di per sé, non rappresenta per l’organismo umano né un

bene né un male. Anzi, senza stress non esisterebbe il genere umano. Infatti, anche se oggi è

diventato un termine negativo, in sé lo stress è una risposta fisiologica normale e, nella storia

dell’evoluzione della specie e in quella individuale, positiva. In effetti, il meglio della vita,

contraddistinto da momenti di gioia, amore, attività sessuale, entusiasmo, euforia, ispirazione,

creazione ecc., è spesso molto stressante ovvero fonte e consumo di un’enorme quantità di

energia da stress. Ciò che avviene nell’organismo in quei momenti è un processo naturale

identico a quello delle peggiori circostanze, quando si è in pericolo, sconvolti, depressi, malati

ecc.

Ciò che sostanzialmente contraddistingue lo stress positivo da quello negativo è il grado

d’insicurezza. In parole più semplici, come Selye e altri studiosi hanno rilevato, lo stress è

positivo quando è desiderato, ci fornisce la sensazione di dominare il proprio ambiente e di

conseguenza e la vitalità cresce al massimo. Viceversa lo stress è negativo quando è

indesiderato, spiacevole e accompagnato da sensazioni d’insicurezza, disagio, soggezione ecc.

 

 

Lo stress negativo è sgradevole, come quando non si sa come agire e ci si rammarica di non

riuscire a dominare la situazione diventando ansiosi, impacciati, maldestri. Questo tipo di

stress provoca sempre uno stress supplementare che aumenta la durata e l’intensità della

reazione da stress: quando si è particolarmente affaticati o annoiati, qualsiasi piccola ulteriore

contrarietà è in grado di portare improvvisamente ai limiti della possibilità di sopportazione.

 

In altre parole ciò che differenzia lo stress positivo dal negativo è la capacità di investire

l’energia da stress in modo produttivo, con alto rendimento, ottenendo ciò che si desidera

mediante la quantità di energia utile, senza sprechi potenzialmente dannosi per la salute. Selye

chiamò distress lo stress negativo, ovvero la sgradevole sensazione di malessere associato a

uno spreco di energia da stress, ed eustress quello positivo sinonimo di vitalità associata al

massimo di efficacia dell’energia da stress.

 

La sindrome G.A.S. è dunque un meccanismo difensivo con cui l’organismo si sforza di

superare le difficoltà per poi tornare, al più presto possibile, al suo normale equilibrio

operativo (omeostasi).

 

Essa può svilupparsi secondo due modalità:

- reazione da stress acuta, di breve durata, consistente in una rapida fase di resistenza cui

segue un quasi immediato e ben definito ritorno alla normalità (ad esempio, quando si

scatta in velocità per raggiungere l’autobus e, appena saliti, ci si rilassa);

 

- reazione da stress prolungata, con una fase di resistenza che può durare da molti minuti a

giorni, settimane, anni e, per qualcuno, tutta la vita.

 

Il dottor Selye ricordava spesso che la principale causa del cattivo stress dell’umanità

moderna è la frustrazione come effetto delle contrarietà e dei fastidi della vita di tutti i giorni.

 

Per questo motivo la maggior parte di noi vive, quasi sempre, in una fase di resistenza da

stress prolungata a cui, di tanto in tanto, si sommano episodi di reazione da stress acuta (come

nel caso di una discussione col proprio partner o superiore).

 

La risposta di stress è quindi un insieme di reazioni a catena che coinvolgono innanzitutto il

Sistema Nervoso, il Sistema Endocrino e il Sistema Immunitario agendo di conseguenza su tutto

l’organismo. Si tratta di sistemi che operano in stretta interdipendenza, come la

psiconeuroendocrinoimmunologia ha dimostrato, sotto il controllo del sistema nervoso centrale

 

Determinante pare essere l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene (HPA); mentre in

condizioni di non stress l’attività dell’asse HPA è organizzata in oscillazioni periodiche

regolari, in condizioni di stress si verifica un’ulteriore attivazione del sistema.

 

Lo scopo di tutti questi cambiamenti è uno solo: mettere l’individuo nella migliore

"condizione di combattimento o fuga".

 

Le ricerche del Dr. Selye e di altri scienziati hanno chiarito la complessa fisiologia delle tre

fasi della sindrome generale di adattamento. Le spiegazioni seguenti ne colgono gli aspetti

essenziali, al fine di dimostrare la grande importanza dello stress come intermediario mentecorpo.

 

 

Prima fase: Allarme

E’ la fase iniziale in cui l’organismo chiama a raccolta tutte le sue risorse disponibili per

l’azione immediata, soprattutto secernendo ormoni in grado di provocare opportuni

cambiamenti in determinate funzioni organiche. In questa fase avviene un’intensa produzione

di adrenalina (catecolamine) e una rapida accelerazione del ritmo cardiaco.

 

. L’organismo percepisce, a livello consapevole o inconsapevole, un fattore di stress,

stressor, ossia qualcosa di inaspettato, nuovo o insolito, in grado di rappresentare una

difficoltà o un potenziale pericolo.

 

 

 

 

1

Il fattore di stress può essere di natura psicologica

(accesa discussione, improvvisa preoccupazione ecc.), fisica (ondata di freddo violento,

trauma, ecc.) o biologica (infezione, intossicazione alimentare, ecc.).

Qualunque sia la causa, il processo biochimico della reazione da stress è il medesimo.

 

2.

L’ipotalamo provoca nell’organismo una serie di cambiamenti chimici ed elettrici.

L’ipotalamo è una minuscola ma importantissima area dell’encefalo che controlla la

maggior parte delle funzioni organiche indipendenti dalla volontà (temperatura corporea,

frequenza cardiaca, bilancio idrico, respirazione, pressione sanguinea ecc-) ed è

strettamente collegato col funzionamento del sistema endocrino, a cui è anche connesso

strutturalmente costituendo la neuroipofisi (sistema neuroemdocrino), e immunitario.

 

Il suo compito è la conservazione dell’omeostasi (o equilibrio funzionale); per esempio, fa sì

che si sudi quando fa caldo o, viceversa, si rabbrividisca quando fa freddo. In presenza di

un fattore di stress, l’ipotalamo interviene tentando di conservare lo stato di normalità

dell’organismo, agendo direttamente sul sistema nervoso autonomo e sull’apparato

endocrino.

L’azione dell’ipotalamo produce tre effetti immediati: secrezione di ormoni

specifici, cortisolo e, soprattutto, attraverso una via diretta cervello-ghiandole surrenali

(nervi splancnici) del sistema nervoso ortosimpatico, adrenalina e noradrenalina

(prodotte in quantità dieci volte superiore del normale); sempre tramite il sistema nervoso

simpatico, stimolazione di numerosi organi (sistema vascolare, muscolatura liscia, varie

ghiandole ecc.) e inibizione di motilità e secrezione degli organi dell’apparato digestivo;

produzione di betaendorfine, gli antidolorifici propri dell’organismo che consentono,

tramite l’innalzamento della soglia del dolore, di resistere a tensioni emotive, traumi fisici

o sforzi più intensi di quanto sarebbe normalmente sopportabile (l’organismo produce le

betaendorfine al fine di alleviare lo sforzo e/o il dolore nelle situazioni più impegnative).

 

3.

 La secrezione di ormoni combinata con la stimolazione del sistema simpatico provoca

numerose ulteriori reazioni organiche. L’effetto è un aumento del metabolismo: il cuore

accelera i propri battiti, la pressione sanguinea s’innalza, la sudorazione aumenta, si ha un

incremento della funzione respiratoria, le pupille si dilatano, la bocca s’inaridisce, i peli

cutanei si rizzano. Sono i sintomi che, accompagnati dalla sensazione di vuoto allo

stomaco, proviamo quando ci sentiamo “stressati” come, ad esempio, prima di una prova

impegnativa (esame, esibizione, ecc.)

 

Il sangue confluisce dalle aree periferiche (vaso-costrizione periferica accompagnata da

facilitazione della coagulazione) e dagli organi secondari verso quelli più necessari e

importanti (cuore, polmoni) per aumentarne al massimo l’efficienza. La pelle impallidisce

e, per l’azione combinata del sudore e del ridotto apporto di sangue, diventa umida e

fredda. La funzione digestiva tende ad arrestarsi causando spesso nausea che può

diventare mal di stomaco se si mangia. Intanto, i muscoli scheletrici si contraggono come

per affrontare un aggressore. Infine, l’irrorazione sanguinea diminuisce anche nelle aree

del cervello specializzate all’elaborazione delle informazioni e alla soluzione dei

problemi. Aumenta quindi l’inquietudine, per l’aumentato afflusso di adrenalina, e

diminuisce la concentrazione mentale (NB.l’efficienza mentale è massima nel rilassamento

profondo).

Seconda fase: resistenza

La durata di ogni reazione da stress dipende soprattutto da questa fase che dura finchè risulta

necessaria una speciale prontezza e capacità d’azione, secondo percezioni basate, in gran

parte, su fattori psicologici. E’ la fase in cui ci si adegua, bene o male, alle nuove circostanze

e, in pratica, finchè si percepisce il fattore di stress, l’organismo resiste.

 

 

 

 

 

 

 

In questa fase assume un ruolo fondamentale l’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (asse HPA) nella

quale viene messo in atto un complesso programma sia biologico che comportamentale che

sostiene la risposta allo stressor. L’evento fondamentale è la sovrapproduzione di cortisolo

che ha, come conseguenza, la soppressione delle difese immunitarie (è noto l’impiego di

cortisonici, molecole sintetiche simili al cortisolo, come farmaci antinfiammatori e

immunosoppressori, ad esempio, nella cura di patologie autoimmuni come le dermatiti o l’artrite reumatoide). Il conseguente indebolimento o la temporanea inefficacia delle funzioni

immunitarie non sono preoccupanti se durano per brevi periodi, ma diventano un serio

problema in caso di stress cronico: la prolungata riduzione delle capacità difensive moltiplica

la probabilità di contrarre malattie infettive, dal semplice raffreddore alla monucleosi del virus

Epstein-Barr, e sembra aumentare la predisposizione alle malattie autoimmuni come l’artrite

reumatoide e la sclerosi multipla.

 

Molte persone restano imprigionate in questa fase, caratterizzata da un ritmo cardiaco

accelerato e da muscoli scheletrici tesi, anche dopo aver superato le difficoltà contingenti:

sono i cosiddetti “iper-reattivi”, i quali spesso lamentano l’incapacità di rilassarsi dopo un

impegno importante. Si tratta di persone “stress-dipendenti” ovvero realmente assuefatte alla

droga naturale che l’organismo produce in questa fase: è l’eccitazione, che alcuni chiamano

euforia del corridore”, provocata dalle già citate betaendorfine. Le stesse persone diventano

facilmente consumatori abituali di sostante eccitanti, come la caffeina o altre droghe, al fine di

prolungare oltre i limiti naturali la fase di resistenza.

 

Nell’attuale scenario della civiltà occidentale, resistere allo stress può diventare un’abitudine

quotidiana. Il costante “essere pronti al peggio” è un fenomeno sociale in rapida crescita,

causato, in particolar modo, dall’attuale recessione economica mondiale che tende a creare un

senso di ‘incertezza riguardo il futuro. Ci si può quindi trovare, inconsciamente, in costante

fase di resistenza (stress cronico).

Una prolungata resistenza allo stress può però danneggiare

il sistema immunitario; in particolare è il timo a risentirne. Il timo è una ghiandola che entro

quarantotto ore dall’inizio di una reazione di stress acuta (malattie, gravi incidenti, forti

emozioni ecc.), si riduce alla metà delle sue dimensioni normali, annullando l’efficacia di

milioni di linfociti B e T.

 

Terza fase: esaurimento

Quando il “pericolo” viene percepito come superato o quando l’energia da stress comincia a

scarseggiare, inizia la fase conclusiva che ha l’obiettivo di assicurare all’organismo il

necessario periodo di riposo

 

Di solito, se la fase di resistenza termina prima che tutte le risorse di energia da stress siano

state consumate, la successiva fase di esaurimento è sentita come un sensibile calo d’energia

spesso associata a un profondo sollievo o piacevole torpore (come dopo un emozionante

avvenimento sportivo, una positiva discussione coniugale o un appagante rapporto sessuale).

 

Se invece, la precedente fase di resistenza è durata per molto tempo, possono derivarne lunghi

e debilitanti periodi di esaurimento, visto che l’organismo tende a restare in questa fase finchè

ne sente la necessità. I già citati soggetti “iper-reattivi” o “stress-dipendenti” che trascorrono

molto tempo nella fase di resistenza imponendo al loro organismo sforzi eccessivi e innaturali,

spesso sono costretti a usare sedativi artificiali, come gli alcolici, per passare alla fase di

esaurimento.

 

Dal punto di vista biochimico, l’inizio della fase di esaurimento è caratterizzato da una rapida

diminuzione degli ormoni surrenalici (le catecolamine adrenalina e noradrenalina e, in

particolare, il glucocorticoide cortisolo) nonché delle riserve energetiche. La conseguenza è

un’azione depressiva che inverte i processi organici delle reazioni da stress per riportare

l’organismo alla funzionalità normale. L’effetto stimolante del sistema nervoso simpatico

viene sostituito da quello calmante del parasimpatico. Grazie all’azione di quest’ultimo, si

ripristina il normale afflusso sanguineo nell’apparato digerente, nel cervello e a livello

cutaneo.

 

 

 

 

La medicina dei prossimi anni difficilmente potrà fare a meno dei concetti della

psiconeuroendocrinoimmunologia e delle dimostrazioni sempre più fitte sui rapporti che

esistono tra cervello e organismo, tra mente e corpo, tra stress e modificazioni somatiche".

Massimo Biondi (1997).

 

Oggi sappiamo che la psicobiologia dello stress, nell’uomo come nell’animale, è più

complessa di quanto si ritenesse in passato. Lo studio delle modificazioni somatiche collegate

a processi emozionali (basandosi non più su congetture e modelli di tipo psicologico ma

cercando di identificarne i precisi mediatori biologici) ha permesso di riconoscere con

maggior precisione le basi cerebrali della reattività emozionale e le sue connessioni con la

periferia dell’organismo

 

 

 

 

In questa prospettiva generale il sistema immunitario può essere visto come un sistema

biologico in grado di reagire e modificare la sua reattività non solo sulla base di meccanismi

automatici interni geneticamente programmati, ma anche sulla base di stimoli esterni fisici,

emozionali e psicosociali. Nello stesso tempo, il sistema immunitario è in grado di innescare,

tramite l’individuazione di stress interni (non cognitivi), la reazione di stress. L’insieme di

queste nuove conoscenze rappresenta l’oggetto di studio della psiconeuroimmunologia.

Nel 1981, R. Ader pubblicò il volume “Psychoneuroimmunology” sancendo definitivamente

la nascita dell’omonima disciplina

 

Lo sviluppo delle moderne tecniche di indagini ha permesso di scoprire le molecole che, come

le ha definite il famoso psichiatra P. Pancheri, costituiscono: “le parole, le frasi della

comunicazione tra cervello e il resto del corpo”.

 

Alla luce delle recenti scoperte, oggi sappiamo che queste molecole, definite neuropeptidi, vengono prodotte dai tre principali sistemi del nostro organismo (nervoso, endocrino e immunitario). Grazie ad esse, questi tre

grandi sistemi comunicano, al pari di veri e propri networks, tra loro non in modo gerarchico

ma, in realtà, in maniera bidirezionale e diffusa; formando, in sostanza, un vero e proprio

network globale.

 

In realtà, le sempre crescenti scoperte su un altro fondamentale sistema per l'organismo

umano, il sistema connettivo, impongono l'espansione dalla psiconeuroendocrinoimmunologia

(PNEI) alla psiconeuroendocrinoconnettivoimmunologia (PNECI).

 

Da cosa dipende l’effetto finale

La risposta adattativa identificata da Selye si compone fondamentalmente di tre elementi: lo

stressor, l’individuo e l’ambiente in cui essi interagiscono:

- Stressor. Esistono stressor fisici (uno shock elettrico, l’esposizione al freddo, ecc…),

metabolici (riduzione dei livelli glicemici),

psicologici (una prova d’esame), psicosociali

(un evento di perdita o lutto).

 

 Ciascuno di questi stressor, pur inducendo una generale

attivazione dei meccanismi della risposta, è caratterizzato da una preferenziale

stimolazione di uno o più sistemi (nervoso o endocrino). Oltre alla natura dello stressor

sono molto importanti anche l’intensità, la frequenza e la durata dello stimolo nel

condizionare l’entità della risposta.

 

Stressor troppo potenti, frequenti e prolungati sono in

grado di superare la possibilità di resistenza dell’organismo e di iniziare un processo

patologico

 

. Un ultimo aspetto molto significativo dello stressor è rappresentato dal grado

di novità, prevedibilità e soprattutto evitabilità dello stimolo. Se infatti si tratta di qualcosa

di mai fronteggiato in precedenza o imprevedibile o inevitabile, induce nell’animale una

risposta più ampia di quella indotta da uno stimolo noto o al quale sia in grado di sottrarsi.

 

-

Individuo. È il terreno su cui lo stressor agisce ed è il risultato oltreché del patrimonio

genetico dell’individuo, anche di un processo detto di "imprinting psicobiologico" ossia la

modificazione della reattività psico-emotiva e fisica del soggetto a seguito della

precedente esposizione a stressor di varia natura.

 

In pratica sono determinanti, oltre all’età e al sesso dell’individuo, anche il livello di attività del sistema nervoso e di quello immunitario e il profilo di personalità.

 L’invecchiamento per esempio èconvenzionalmente ritenuto una fase di ridotta energia adattativa e quindi di aumentata risposta allo stress. L’alimentazione, con la sua capacità di influenzare l’intero organismo

(DNA incluso), assume anch’essa un ruolo determinante, così come è importante lo stile

di vita.

 

Ambiente. Costituisce la terza importante componente della risposta di stress,

rappresentando in un certo senso la sorgente degli stimoli stressogeni. Si intende sia

l’ambiente esterno che quello interno. Il primo va considerato non solo nelle sue

caratteristiche geoclimatiche, ma anche, più in generale, negli aspetti legati all’interazione

sociale e all’occupazione.

 

Conseguenze dello stress cronico

Gli effetti sgradevoli dello stress improduttivo e sprecato, i soli a cui in genere si fa

riferimento parlando di stress, costituiscono quel moderno e molto diffuso malessere che

Selye chiamò distress.

 

Esempi di distress sono: le condizioni che generano lo stato di

preallarme ma non consentono di giungere a una risoluzione del conflitto: la perdita di un

congiunto, la perdita del lavoro ecc.

 

Le 5 fasi del distress cronico (negativo)

 

1) Stanchezza cronica (fisica o mentale). Questa prima fase può cominciare con la necessità

quotidiana di un forte sforzo ad alzarsi dal letto oltre che di una bevanda eccitante (caffè o

tè) per svegliarsi. Poi si continua a cercare aiuto nella caffeina durante la giornata. Nel

pomeriggio o verso sera comincia a prevalere una certa stanchezza e quando si rientra a

casa, non si desidera altro che sdraiarsi. A questo punto si può cedere all’abitudine serale

di bere alcolici per rilassarsi, riuscendo solo a stordirsi. Infatti, di notte si dorme poco o si

dorme ma non si riposa. Di giorno in giorno, le crisi di stanchezza diventano più lunghe ed

estenuanti, finchè una mattina ci si accorge di non avere neppure la forza di alzarsi dal

letto.

 

2) Problemi interpersonali, autoisolamento. Con la seconda fase del distress hanno inizio i

problemi nei rapporti con gli altri: si diventa sospettosi e ostili verso tutti, pronti alla lite.

La capacità di autocontrollo diminuisce ogni giorno, mentre aumenta la facilità di adirarsi

per motivi trascurabili o immaginari. Peggiorando le relazioni interpersonali, si perdono le

possibilità di gratificazione e conforto legate ai buoni rapporti col prossimo. Si tende così

a ridurre gradualmente gli incontri con le altre persone trascurando sia le amicizie più care

sia i familiari; può succedere così che moglie e marito diventino due estranei pur

continuando a vivere, loro malgrado, nella stessa abitazione. La tendenza a rinchiudersi in

se stessi e all’isolamento dalla vita sociale cresce rapidamente, insieme con la stanchezza,

che lascia appena le forze sufficienti per sopportare le giornate di lavoro; e ogni minima

difficoltà diventa un problema insolubile

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3) Turbe emotive. Nella terza fase del distress diventa quasi costante l’irritabilità della fase

precedente, ma l’aggressività è meno rivolta verso gli altri perché viene interiorizzata,

coinvolgendo l’intero organismo. Si è quindi insicuri, confusi, incapaci di attuare scelte o

prendere decisioni. I rapporti sociali continuano a deteriorare finchè l’incapacità di

controllare le proprie emozioni diventa un problema grave e preoccupante. Si soffre per la

mancanza di un equilibrio emotivo stabile, capendone ora l’importanza ma essendo

costretti a subire un’alternanza di depressioni ed esaltazioni ingiustificate. L’instabilità

emotiva condiziona fortemente l’efficienza nel lavoro provocando, secondo le variazioni

d’umore, risultati alterni di ottima o pessima qualità. A causa del logoramento psicologico

derivante, si finisce col perdere del tutto il controllo della propria vita, che sembra ora

senza scopi precisi e governata dal caso. Anche i pochi affetti rimasti si esauriscono pian

piano aggravando il senso di insoddisfazione.

 

4) Dolori cronici. La quarta fase è quella dei dolori fisici tramite i quali l’organismo suona il

campanello d’allarme, denunciando con forza la necessità di uscire da una lunga fase di

resistenza da stress e dal conseguente stato di ansietà cronica. Il primo sintomo fisico è la

rigidità muscolare, specialmente nelle aree del collo, delle spalle, della parte inferiore

della schiena e di tutto il viso. Non di rado di notte si tende a serrare le mascelle e talvolta

a digrignare i denti nel sonno (bruxismo) quasi a voler scaricare la tensione interiore, col

rischio di provocare o peggiorare le anomalie di posizione delle arcate dentali

(malocclusioni) o di difetti nell’articolazione temporo-mandibolare (sindrome

dell’articolazione temporo-mandibolare) con conseguente risentimento a livello posturale

e quindi su tutto l’apparato muscolo-scheletrico. I tentativi di riposo prolungato, per

esempio il sabato o la domenica mattina, nel tentativo di recuperare dopo una lunga e

pesante settimana, sfociano spesso in emicranie o cefalee “da weekend”, tipiche del

rilassamento muscolare troppo intenso e rapido, per l’improvviso ritorno del flusso

normale nei vasi sanguinei della testa, dopo giorni di compressione forzata.

 

5) Patologie da stress. In questa ultima fase del distress si esce dal lungo periodo di

resistenza per entrare nella variante cronica dell’esaurimento (si parla infatti di persone

“esaurite”). I danni invisibili accumulati per lungo tempo nell’organismo si manifestano

con malattie specifiche, in gran parte favorite dal progressivo indebolimento del sistema

immunitario: raffreddori, influenze, ulcere, coliti, asma, ipertensione, vari difetti

cardiovascolari ecc. Quando poi ci si rilassa, per una breve vacanza, avvengono

nell’organismo rapidi cambiamenti, in particolare ormonali, in grado di causare effetti

potenzialmente catastrofici.

Alcuni recenti studi hanno analizzato le relazioni tra il distress cronico e il comune

raffreddore, tipica malattia della quinta fase. In parecchi centri di ricerca, tra cui il “Cold

Research Center” di Bristol in Gran Bretagna, si è cercato di scoprire perché solo i virus di

un certo tipo, fra le centinaia in grado di provocare un raffreddore, contagiano alcune

persone piuttosto che altre. Un esperimento su coppie sposate, cui era stato volutamente

inoculato un virus del raffreddore ha chiarito l’importanza del distress come causa

principale delle differenze soggettive fra i contagiati e gli altri.

 

 

Da tutto ciò risulta evidente che tali e tante sono le implicazioni dello stress da non

consentire l’effettuazione di un elenco completo delle patologie in cui lo stress gioca un

ruolo determinante. Selye stesso, in uno dei suoi ultimi scritti, commentava: "Stress è un

concetto scientifico che ha avuto la fortuna di divenire troppo noto, ma anche la

sfortuna di essere poco compreso."

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La questione è quindi di grande rilievo a giudicare da come questo fenomeno , lo

stress,caratterizza i nostri tempi e dal numero di volte in cui, spesso a sproposito, viene

evocato dalla gente.

 Come abbiamo già affermato, lo stress non è necessariamente

negativo, si tratta di mantenerlo su livelli che siano salutari e stimolanti.Lo stress è il

sale della vita” affermava Selye ma la gente coinvolta nelle cinque fasi del distress

cronico rischia la propria salute come in un pericoloso gioco d’azzardo.

 

 L’organismo umano, per sua natura, cerca sempre di restare o tornare nel suo stato di salute normale.

Una volta varcata la soglia patologica, però, occorre, al più presto, intraprendere un

programma riabilitativo specialistico, per il ripristino delle normali condizioni

psicofisiche.

 In tali condizioni, infatti, spesso non è più sufficiente l’eliminazione,

quando è possibile, degli “stressor” e della cattive abitudine giornaliere (fumo,

sedentarietà ecc); occorre un appropriato supporto esterno.

 

Supporto psicologico, dieta appropriata, corretta attività fisica e tecniche di

rilassamento, sono gli strumenti più efficaci a disposizione per rimediare a una

situazione di stress cronico.

 

Oggi è possibile ottenere degli indici legati al grado di stress di ogni individuo, oltre che

tramite appositi test psicologici, attraverso alcuni esami fra cui elettrocardiogramma,

dosaggio dell’ormone cortisolo, dosaggio delle citochine.

Questi tre parametri permettono di valutare la risposta individuale allo stress e di

determinare un profilo di rischio globale del soggetto. Altrettanto importante però è la

capacità del professionista nel valutare la situazione. Inoltre , nella gestione dello stress

occorre considerare alcuni importanti fattori di criticità quali gli effetti sul sistema

immunitario e sulla vita cellulare.

 

L’effetto più comunementeosservato negli animali stressati è la comparsa di uno stato di immunodepressione, sia a

carico della componente cellulare (riduzione o soppressione della reattività dei linfociti

T, riduzione della ricircolazione dei linfociti T, riduzione dell’attività citotossica dei

linfociti, riduzione di intensità delle reazioni di ipersensibilità ritardata ecc.) che di

quella umorale (decremento e ritardo nella sintesi di anticorpi contro antigeni specifici,

decremento della funzionalità dei linfociti B e delle reazioni di ipersensibilità

immediata).

 

 Queste rilevazioni, condotte sugli animali, hanno successivamente trovato

ampia conferma anche in esperimenti sull’uomo. A questo riguardo, risultano di

notevole interesse i dati riportati in studi in cui è stato valutato come lo stress

emozionale prodotto da gravi eventi di perdita (per esempio, morte del coniuge) sembri

associarsi a soppressione della reattività immunitaria dei linfociti T e B ai mitogeni

(sostanze che stimolano la mitosi cellulare e la trasformazione dei linfociti), la quale si

protrae a lungo, con un ripristino dei normali equilibri funzionali solamente dopo molti

mesi.

 

Lo studio di questi fenomeni è stato ricondotto a un meccanismo che vede la sua

principale sede di modulazione nell’ambito del sistema nervoso centrale. Di particolare

importanza appare il compito svolto dall’ipotalamo, dato il suo ruolo nel coordinamento

delle risposte emozionali e delle reazioni di stress.

 

E’ stato infatti possibile rilevare come vari ormoni, tra cui principalmente l’ACTH (ormone adrenocoticotropo), il

cortisolo, l’ormone della crescita (GH), la prolattina e le catecolamine siano in grado di

intervenire nella regolazione di varie risposte immunitarie

 

 L’azione immunodepressiva della maggior parte di questi ormoni è ormai ampiamente documentata, anche sulla base

delle evidenze farmacologiche derivanti dall’uso clinico, a scopo immunosoppressivo,

dei derivati corticosteroidei (secondo quanto afferma Bottaccioli, nel suo libro

“psiconeuroimmunologia”, la somministrazione anche di una sola dose di cortisonici

comporta una riduzione dei macrofagi del 90% e dei linfociti del 70%)

E’ quindi possibile concludere che la reazione di stress è legata a una condizione

depressiva del sistema immunitario conseguente a modificazioni funzionali rilevabili a

carico di alcuni assi ormonali e, in particolare, dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene

(HPA).

Tutto ciò influenzerà, in primo luogo, i sistemi nervoso ed endocrino e quindi

l’intero organismo, “mostrando il fianco” a innumerevoli potenziali problematiche

organiche e psichiche anche gravi. Nei soggetti che hanno subito eventi di perdita (la

perdita può riguardare non solo quella oggettiva di una persona amata, ma anche quella

del proprio ruolo, della propria identità o del proprio potere come accade in casi di

pensionamento, fallimenti, procedimenti giudiziari o condanne ecc.) e presentano vissuti

di disperazione, mancanza di speranza, impossibilità o incapacità di reagire, ossia se ciò

viene vissuto nell’impotenza, nel senso di ingiustizia subita e non si vedono vie di fuga,

reali o mentali, le conseguenze possono essere disperate.

 

 

Stress e vita cellulare

La vita della cellula si fonda sull’integrità delle macromolecole che costituiscono le

membrane cellulari (macromolecole di membrana) e su quella delle macromolecole che

costituiscono il materiale genetico contenuto nei cromosomi (acidi nucleici). Tuttavia la

struttura delle macromolecole di membrana e degli acidi nucleici le rende comune

bersaglio di sostanze chimiche, in genere molto reattive, in grado di alterarne la forma e

la dimensione: i radicali liberi (un atomo o gruppo di atomi con un elettrone spaiato o

dispari nell’orbitale esterno).

 

Radicali liberi di vario tipo si formano nel corso di molte

reazioni enzimatiche fisiologiche e, in condizioni di normalità, vengono per lo più

contenuti, controllati e disattivati da specifici sistemi difensivi, enzimatici e non

enzimatici, detti “spazzini” (scavengers).

 

Se i radicali liberi si formano in condizioni

diverse dal normale metabolismo, a causa di molecole esogene o perché i sistemi di

difesa risultano inadeguati, l’interazione radicalica con le membrane biologiche assume

forme di elevatissima tossicità in grado di provocare anche lesioni a distanza

interessando potenzialmente tutte le strutture biologiche.

 

 Si tratta evidentemente di turbe gravi e anche trasmissibili, non tutte quantificate e identificate in modo preciso.

Vari esperimenti su animali da laboratorio hanno dimostrato che lo stress è anche

produttore di radicali liberi.

 

 A loro volta questi ultimi sono implicati, come numerosi

studi hanno già da tempo dimostrato, nell’eziopatogenesi delle seguenti patologie:

diabete, cancro, aterosclerosi, artrite, allergie, asma, ulcere peptiche, infezioni batteriche

e virali, disturbi della coagulazione, glomerulonefrite, cataratta, invecchiamento

precoce.

Man mano che gli studi a riguardo procedono, risulta sempre più evidente che i

radicali liberi, in particolare quelli dell’ossigeno (ROTS, Reactive Oxygen Toxic

Species), sono coinvolti in qualche modo nella maggior parte delle disfunzioni del

metabolismo cellulare e corporeo.

 

E’ dimostrato inoltre che lo stress può influenzare i meccanismi di espressione genica,

Ad esempio, relativamente allo stress quale potenziale cofattore eziopatogenetico

nell’insorgenza dei tumori, la compromissione del sistema immunitario è ritenuta

primaria (neoplasie latenti, normalmente in una condizione di equilibrio con

l’organismo perchè sotto il controllo da parte del sistema immunitario, possono

evolversi in patologie manifeste in seguito allo stress cronico). Ciò nonostante alcuni

casi potrebbero essere spiegati ipotizzando che l’espressione di oncogeni o la

soppressione dell’azione dei geni onco-soppressori possa essere in qualche modo

facilitata dallo stress. Altre ricerche hanno evidenziato la presenza di geni che,

nell’amigdala e nell’ippocampo, vengono attivati o disattivati dallo stress.

 

 

 

Stress e alimentazione

L’alimentazione fornisce al nostro corpo l’energia e i “mattoni” indispensabili alla vita e

non solo. Come le moderne ricerche hanno dimostrato, infatti, vi è un collegamento

stretto tra il cervello e la pancia, garantito sia dalla connessione sistema nervoso

autonomo-sistema nervoso enterico (nervo vago, pelvico e splancnico), sia dalla

contemporanea presenza, nel cervello e nel tratto gastrointestinale, dello stesso gruppo

di ormoni (somatostatina, neurotensina, oppiodi ecc.).

 

 Il cervello enterico è, a sua volta,in stretto collegamento col sistema endocrino, molto diffuso all'interno della mucosa gastrointestinale (cellule APUD), e col sistema immunitario, che presenta qui un'ampia

rete linfatica.

 Il nostro addome si presenta quindi come un importante complesso

neuroendocrinoimmunitario integrato che svolge funzioni con un largo margine di

autonomia ma che, al tempo stesso, subisce pesanti influenze sia dall'esterno (cibo,

input visivi ecc.) sia dall'interno (emozioni, convinzioni, abitudini ecc.).

 

Mangiare quindi non serve solo a ricostituire le riserve energetiche e strutturali ma serve

anche a influenzare i sistemi di regolazione generale dell’organismo (sistema nervoso,

immunitario, endocrino), DNA incluso, come ha dimostrato l’epigenetica.

 

Quando si è sotto stress alcune sostanze nutritive (per esempio: le vitamine del gruppo

B, necessarie per produrre energia e per la salute del sistema nervoso centrale, la

vitamina C, utile per combattere le infezioni, lo zinco necessario per ottimizzare

l’efficienza del sistema immunitario e per combattere le infezioni, il magnesio,

coinvolto nell'assorbimento dell'ossigeno da parte del cervello e nei processi che

trasmettono gli impulsi nervosi, i carboidrati complessi che forniscono all’organismo un

apporto di energia costante e un effetto calmante) vengono esaurite più velocemente e

quindi l’organismo necessita di un apporto supplementare di esse con la dieta.

 

Sappiamo inoltre che la salute della cellula, e quindi dell’organismo, dipende

dall’integrità dei suoi componenti e i radicali liberi sono i principali responsabili del

danneggiamento cellulare.

 Poiché lo stress, al pari di pasti troppo abbondanti e

laboriosi, causa condizioni di radicali liberi in eccesso, occorre aggiungere alla dieta più soppressori di radicali liberi quali: vitamine E, C, A, B1, B5, B6, minerali zinco (Zn) e

selenio (Se), aminoacidi cisteina, glutatione, fenolici e catecolaminici, bioflavonoidi ecc.

 

Le principali vitamine entrano nel circuito fisiologico della maturazione e

dell’attivazione delle cellule immunitarie. Quello che mangiamo e come lo mangiamo

influenza il nostro sistema immunitario.

 

L’attivazione del sistema nervoso ortosimpatico,(eccita) che avviene durante la reazione di

stress, inibisce la produzione di succhi digestivi nonchè la motilità degli organi

dell’apparato digerente ostacolando così digestione e assorbimento degli alimenti.

Inoltre, il cortisolo prodotto (così come gli steroidi e altri farmaci) impedisce la

produzione del muco gastrico così che lo stomaco si "autodigerisce" provocando

dapprima un'infiammazione (gastrite) capace col tempo di trasformarsi in ulcera

gastrica. L'alterazione della secrezione gastrica influisce anche sull'equilibrio acido-base

dell'intero organismo (per ogni molecola di acido cloridrico prodotto ciascuna cellula di

rivestimento deve cedere al sangue una molecola di bicarbonato).

 

Lo stress (negativo) è così causa di vari disturbi dell’apparato digestivo (ulcere peptiche, colon

irritabile, intestino pigro, stipsi ecc.) nonchè di intolleranze alimentari.

Sempre lo stress,con i suoi ormoni adrenalina, noradrenalina e cortisolo, agisce sia aumentando la

quantità di grassi circolanti nel sangue (lipolisi), sia diminuendo la capacità del fegato

di metabolizzarli; il risultato è l’aumento della colesterolemia e, più in generale, dei

grassi nel sangue.

Infine, i disturbi del comportamento alimentare (DCA) costituiscono un insieme di

patologie (anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari) che rappresentano una realtà

diffusa e preoccupante. Esse, nelle loro diverse estrinsecazioni, usano il corpo e il cibo

per significare un disagio della mente e sono in grado di comportare modificazioni

comportamentali e psicologiche quali: depressione, ansia, apatia, insonnia, instabilità

emotiva (euforia, irritabilità e altre modificazioni della personalità), diminuita capacità

di concentrazione e ideazione.

Sappiamo infatti che nell’alimentazione, comportamento

apparentemente istintivo, primordiale, entra una forte componente “cerebrale”, legata

alle convenzioni sociali, alle convinzioni, alla memoria, allo stato emotivo ecc. E’ qui

evidente il potenziale intreccio con i disturbi da stress in grado di innescare un

pericoloso circolo vizioso DCA-stress, con potenziali esiti devastanti.

Il nostro modello alimentare, quindi, al pari dei nostri processi emotivi e cognitivi, è in

grado di influenzare i quattro principali sistemi di regolazione dell’organismo (nervoso,

endocrino, immunitario e connettivo) e viceversa.

 

Da quanto detto finora, un programma di gestione dello stress non può prescindere da

una corretta educazione alimentare. In linea generale, per combattere lo stress, è

consigliata una dieta il più possibile sana e varia con una prevalenza di alimenti

vegetali, in particolare carboidrati integrali e biologici, verdura (specie di colore verde),

frutta fresca e secca e legumi, in quanto ricchi di quelle sostanze sopracitate di cui è

necessario un apporto aggiuntivo. E’ bene inoltre che i pasti siano leggeri e poco

laboriosi e che siano consumati in un clima il più rilassato e confortevole possibile

 

Stress e condizionamenti neuroassociativi

Va sottolineato che uno stesso stimolo è in grado di produrre sia uno stress più o meno

positivo che uno stress più o meno negativo, in base alla nostra interpretazione,

consapevole e inconsapevole, di esso; è ciò dipende dalle nostre esperienze, pregiudizi,

convinzioni ecc.. Inoltre, è proprio l’aspetto emozionale il principale fattore nel

determinare i processi fisiologici e biochimici della reazione di stress.

 

Basti aggiungere, per ribadire l’importanza dei condizionamenti neuroassociativi, che,

come afferma M. S. Gazzaniga, direttore del “Program in Cognitive Neuroscience”

 

“il 98% di quello che fa il cervello è al di fuori del dominio

della coscienza”.

 

Come afferma M. Erickson, nel suo libro ‘Ipnoterapia’, “la mente umana è un processo

dinamico, che corregge, modifica e riformula continuamente se stessa. Le

incompatibilità sono o risolte in un modo soddisfacente, oppure espresse come

‘problemi’ (complessi, nevrosi, sintomi psicosomatici, ecc.)” e, nel libro ‘Guarire con

l’ipnosi’, aggiunge “l’essenza della psicoterapia è di far accettare nuove idee e nuovi

modi di vedere le cose

”.

Il supporto psicologico diventa spesso indispensabile, perché di primaria importanza

nelle patologie e problematiche da stress. Il ricorso agli psicofarmaci va normalmente

riservato ai casi estremi e per il più breve tempo possibile.

 

 

 

Stress e tensione psichica

Nel cervello vi è un’intensa attività elettrica. Fu il dottor Hans Berger che per primo, nel

1929, ne descrisse i quattro tipi di ritmi o onde, dette elettroencefalografiche,

caratterizzate da diverse frequenze (o cicli al secondo):

- Ritmo Beta (frequenza superiore a 14 hertz). E’ lo stato di veglia attiva,

caratterizzata da tensione mentale e muscolare, che prevale quando siamo

impegnati, vigili, con l’attenzione quasi tutta rivolta all’esterno o al rimurginio

(dialogo interno) intenso. E’ il ritmo del massimo dispendio di energie nervose e

fisiche, in cui domina il sistema nervoso ortosimpatico(eccita). Coincide anche con la fase

di sonno paradosso ovvero di quando si sogna (fase REM). E’ il ritmo dello stress

acuto ed è a esso direttamente proporzionale. Gli ormoni dello stress portano il

cervello alla massima attività e, a lungo andare, al massimo logoramento da eccesso

di superlavoro. Gli iperattivi passano gran parte del loro tempo in questo ritmo.

 

 

 

 

- Ritmo Alfa (frequenza ca. 8-13 hertz). E’ il ritmo del distacco dalla realtà esterna.

Coincide col rilassamento e il calo dell’attività cerebrale. Nelle persone sane, non

sotto stress, questo stato si genera automaticamente chiudendo semplicemente gli

occhi. M. H. Erickson definirebbe questo stato come “il normale stato di trance

quotidiana” da tutti sperimentato

 

 

Ritmo Teta (frequenza ca. 4-7 hertz). Coincide con lo stato di dormiveglia. E’ la

fase in cui è favorito il pensiero associativo e creativo. E’ il ritmo dei lampi di

genio, delle illuminazioni improvvise. In questa fase si è aperti all’ascolto interiore,

all’introspezione. Ma è anche il ritmo della rigenerazione psicofisica. Corrisponde

allo stato di trance normalmente raggiunto durante una seduta di ipnosi.

 

- Ritmo Delta (frequenza inferiore a ca. 3 hertz). Coincide col sonno profondo senza

sogni e col rilassamento muscolare intenso. In questa fase si ha la massima

produzione dell’ormone della crescita GH (che durante tutta la vita è indispensabile

per il rinnovamento cellulare oltre che, nella prima fase, per la crescita). e la

massima attività del sistema immunitario. E’ il momento topico per tutti i nostri

processi rigenerativi e per la produzione di “endofarmaci”: i potenti farmaci prodotti

dal ns. organismo ad azione altamente specifica. Noto a tutti è ormai il grande potere

dell'effetto "placebo". Esso stimola l’autoproduzione di farmaci dell'organismo

grazie al senso di tranquillità, all’effetto calmante, scaturito dalla ferma convinzione

di aver assunto qualcosa che ci farà presto star bene. Al contrario, la tensione

mentale (ad es. la paura) così come la prolungata assunzione di farmaci (tramite un

meccanismo di feed-back) inibiscono l’azione del ns. “medico interno”.

Il ritmo delta è sotto il massimo dominio del sistema nervo parasimpatico (rilassa)e prevale

nel sonno dei buoni dormitori. Quando è alterato, la persona dorme male, si rigenera

poco e tende quindi a essere stanca, ad ammalarsi facilmente e ad avere disturbi

psicosomatici.

 

I ritmi frenetici della società moderna, che ormai viaggia alla velocità di internet,

inducono il cervello a diventare sempre più attivo e per sempre più tempo, così che egli

farà sempre più fatica a rallentare i propri cicli

Ciò riduce la capacità di rilassarsi, di avere un sonno profondo e quindi di rigenerarsi, instaurando così la temibile escalation: distress - insonnia - disturbi della memoria e della concentrazione – patologie-

Inoltre, l'elevata attività cerebrale corrisponde a un'eccessiva attenzione verso l'esterno

(supremazia dei sensi esterocettivi vista e udito), a scapito dell'ascolto dei bisogni del

corpo. In un certo senso, ci si proietta “fuori dal corpo” riducendo così la sensibilità

propriocettiva. Si genera quindi una dispercezione corporea ovvero una diminuita

consapevolezza del proprio "io", in grado pericolosamente di agevolare i processi

degenerativi.

 

Infine, la stessa tensione muscolare derivata dallo stress comporta, come verrà

approfondito nel prossimo paragrafo, ulteriore “sordità propriocettiva” oltre che

difficoltà di concentrazione e di lucidità mentale. Ciò può suscitare come reazione un

ulteriore volontario sforzo psichico che in realtà, per le ragioni sopraesposte, risulterà

sempre più controproducente fino a qunado non si attuerà la strategia opposta: il

rilassamento.

Oltre all’ipnosi, tutte le tecniche di rilassamento, sia orientali che ocidentali (yoga,

meditazione, tecniche di controllo della respirazione, training autogeno, biofeedback,

tecniche di visualizzazione, ativitità fisiche moderate, massaggio antistress) hanno

l’importante pregio di ottenere una salutare “decelerazionedel cervello, altrimenti

difficilmente raggiungibile da chi è affetto da stress cronico. Lo scopo è ridurre i livelli

di stress con il rilassamento muscolare, la respirazione profonda e l’ “assopimento

tramite distrazione” della mente consapevole.

 

Alberto Oliverio, nel suo libro “La mente, istruzione per l’uso” afferma: “Perdere il

controllo sul proprio corpo significa, di conseguenza, perdere il controllo sui propri

pensieri ed emozioni”.

 

Azioni e movimenti hanno un ruolo centrale nei processi di rappresentazione mentale, a

partire dalla fase embrionale; l’embrione, infatti, è innanzitutto un organismo motorio.

 

Nella fase embrionale, in quella fetale e in quella della prima infanzia, l’azione precede

la sensazione: vengono compiuti dei movimenti riflessi e poi se ne ha la percezione.

 

Le funzioni motorie e il corpo, considerati in molte culture come entità inferiori e

subordinate alle attività cognitive e alla mente, sono invece all’origine di quei

comportamenti astratti di cui siamo fieri, compreso lo stesso linguaggio che forma la

nostra mente e nostri pensieri.

 

Più di un quarto di tutte le strutture del sistema nervoso

centrale partecipano direttamente e più della metà indirettamente alla pianificazione e

all'esecuzione dei movimenti

 

Le informazioni propriocettive derivano da recettori dispersi in tutto l’organismo

(tendini, muscoli, articolazioni, apparato vestibolare, ecc.), da loro dipende la

conoscenza su quale è la nostra “conformazione” e posizione spaziale; in qualche

misura, per rispondere alla domanda “chi sono io?”, occorre anche rispondere alla

domanda “dove sono io?”.

Lo stress comporta tensione muscolare (difese muscolari), sia acuta che cronica, e

questa può bloccare lo stato di benessere.

 

Inizialmente è interessata la muscolatura volontaria, successivamente la contrazione diviene cronica, quindi inconscia, e interessa la muscolatura involontaria.

 Il muscolo rimane contratto non avendo più l’energia per

espandersi.

Non solo, un gruppo di muscoli in tensione esercita un’influenza su altri

muscoli, sia per un fattore muscolare (biomeccanico) che nervoso (i neuroni eccitati

eccitano quelli vicini).

 

Ciò potrà comportare alterazione posturali che, a loro volta,

attraverso la rete di tensegrità formata dal sistema connettivale, interesseranno tutto il

l’organismo e saranno in grado di generare, col tempo, innumerevoli disfunzioni

muscolo-scheletriche e organiche.

 

Il sistema muscolare inoltre costituisce un sistema ad alta priorità: quando è attivato, gli

altri sistemi, come quelli responsabili della percezione delle sensazioni, dell’attenzione,

delle attività cognitive ecc., sono in stato di relativo blocco, in quanto tale stato è legato

all’esecuzione di azioni importanti per la sopravvivenza, come la fuga, l’attacco, la

ricerca del cibo, di un partner sessuale, del nido.

 

Qualsiasi attività fisica convulsa e rapida blocca i sensi.

 

 Se si trangugia rapidamente il cibo non se ne apprezzerà il gusto, se siamo abituati a stringere i pugni o la mascella difficilmente il nostro corpo sarà veramente rilassato, difficilmente la nostra mente percepirà le sensazioni con la stessa intensità dei veri stati di relax.

 

Attivare i muscoli come se si dovesse verificare un

movimento, significa quindi coinvolgere altri muscoli, ridurre il flusso delle sensazione

e delle idee

 

Da tutto ciò risulta evidente la necessità dell corretto esercizio fisico per la salute

globale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’azione positiva dell’attività fisica risiede nel suo contributo riguardo: rilassamento

della tensione muscolare e quindi psichica, ripristino del controllo neurovegetativo e

del corretto ciclo sonno/veglia, normalizzazione della pressione sanguinea,

miglioramento del metabolismo e della respirazione, rinforzo del sistema immunitario,

aumentato rilascio di endorfine, miglioramento della capacità propriocettiva e della

coordinazione motoria. Al contrario, un’attività fisica intensa provoca un’illusoria

sensazione di sollievo che di norma è soltanto momentanea: in pratica, è come

aggiungere un ulteriore stress (psichico e fisico) allo stress già esistente. Una

passeggiata, effettuata immersi nella natura è, con tutta probabilità, un’attività fisica

molto utile in caso di stress

 

 

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